Turismo sostenibile spiegazione: un po’ di teoria

Benvenuto, benvenuta! Il titolo di oggi è “turismo sostenibile spiegazione: un po’ di teoria”.  In questo articolo cercherò di spiegarti quali sono le basi della teoria del turismo sostenibile. Oggi facciamo per cui una panoramica dell’approccio base con esempi di come poter in modo più semplice interpretare questa teoria.  Continua a leggere per non perdere le tre dimensioni principali del turismo sostenibile, imparerai non solo la teoria ma anche degli esempi pratici per poter applicare l’approccio sostenibile al turismo. 
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Il turismo è sostenibile, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, quando tiene pienamente in considerazione il presente e futuro impatto economico, sociale e ambientale sul territorio rispondendo alle esigenze di visitatori, industria turistica, ambiente e comunità ospitanti. La domanda diventa: “come possiamo interpretare e rendere più pratica questa definizione?”  Possiamo affermare che l’approccio sostenibile al turismo deve sempre considerare tre ambiti di applicazione: ambiente, società ed economia. Scavando un pochino più in profondità un turismo che distrugge l’ambiente non può essere considerato sostenibile, un turismo che crea disparità tra abitanti e ospiti non è accettabile e un turismo nelle mani di pochi intermediari internazionali non porta beneficio al territorio ospitante.

Sostenibilità Ambientale

Cerchiamo innanzitutto di capire cosa si intende con distruggere l’ambiente? Alcuni esempi sono diversi livelli e li indico dal più grave al più semplice, da quelli  su cui deve intervenire il settore pubblico (comune, provincia, regioni, stato, Europa) a quelli su cui possiamo intervenire anche noi personalmente come cittadini. 
  • Sacrificare habitat naturali per le infrastrutture provoca la distruzione dell’ambiente;
  • tagliare alberi in modo incontrollato per la costruzione di nuovi resort, di nuove case, di nuovi edifici; 
  • aumentare il consumo di suolo (attività generalmente collegata alla distruzione delle delle foreste e al taglio degli alberi) soprattutto quando sarebbe possibile recuperare degli edifici preesistenti.  In questi 3 primi casi la gestione è per forza di cose in mano al settore pubblico, pur restando diritto dei cittadini mostrare la propria opinione e ricordando al settore pubblico i propri dovere nei casi in cui sia necessario.  
  • Costruire dal nuovo (livello gestione privata, il settore pubblico dovrebbe però incentivare le buone pratiche) senza apportare applicare le nuove tecnologie e nuovi strumenti che permettono di ridurre inquinamento dell’edificio ad esempio inquinamento elettrico, inquinamento termico, inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo fa parte di quelle attività che non possono essere considerate sostenibili. 
  • Gestire un ufficio, un edificio (livello gestione privata), ma anche una destinazione (gestione pubblica) senza applicare o introdurre le pratiche che permettono di ridurre l’impatto sul nostro ambiente non è sostenibile; se esce turismo da questa modalità non potrà essere considerato un turismo sostenibile.
Affrontiamo adesso il lato positivo della medaglia, ossia cosa una destinazione dovrebbe implementare per poter affermare di essere sostenibile dal punto di vista ambientale:  
  • Semplificare e anzi incentivare il recupero di edifici pre esistenti e la conservazione di infrastrutture antiche (penso ad esempio alle antiche ferrovie).
  • Migliorare e aumentare i mezzi di trasporto pubblici, di conseguenza incentivare l’uso di questi mezzi pensando sia ai residenti che ai turisti.
  • Incentivi all’uso di mezzi alternativi all’auto privata. Si può anche semplicemente trattare della bicicletta o delle passeggiate a piedi. 
  • Analizzare e monitorare i bisogno della comunità locale, prima e dei turisti poi. Ci accorgeremo che molto spesso le due cose coincidono.
  • Garantire la conservazione delle risorse come l’acqua limitandone l’utilizzo privato. 
  • Organizzare il ritiro della differenziata e monitorare il comportamento dell’azienda cui il comune si affida;
Gli aspetti a cui una destinazione deve porre attenzione per potersi considerare sostenibile sono tanti, io ne ho menzionati solo alcuni a titolo di esempio, ma sono consapevole di non essere stata esaustiva, in quanto l’obiettivo di questo articolo è di fornire una panoramica che potrà in seguito essere approfondita. Queste necessità sono tante, ma sono fondamentali da conoscere se vogliamo parlare di turismo sostenibile in una destinazione, infatti gli operatori da soli arrivano fino ad un certo punto. E’ uguale anche il contrario: una destinazione da sola, senza operatori motivati a seguire questo processo di cambiamento genera un risultato a metà. Cosa invece rende sostenibile a livello ambientale le attività turistiche (ad esempio hotel, escursioni e ristorazione)?
  • La cosa più semplice e migliore è partire dal rinnovo di un edificio preesistente;
  • sviluppare, gradualmente, un piano di gestione che preveda partendo dallo status iniziale dei miglioramenti continui nel tempo monitorabili e misurabili. Le attività che possono essere inserite sotto la voce ambiente nel piano di gestione ad esempio sono: acqua, energia (luce, funzionamento reception e ventilatori), gas (riscaldamento, fuochi della cucina e acqua calda), gestione cibo e spazzatura, monitorare l’emissione di CO2. 
  • L’utilizzo consapevole dell’energia rinnovabile e non, ridurre la necessità di energia non rinnovabile e aumentare quella rinnovabile.  
L’energia proveniente da fonti rinnovabili non è al 100% pulita. Ci sono diversissimi casi e  studi che mostrano quale sia l’impatto delle rinnovabili, ma se lo paragoniamo all’ impatto delle fonti non rinnovabili il livello è totalmente non paragonabile. Spesso ci sono delle critiche relative appunto al fatto che le rinnovabili non siano totalmente positive ed è vero, ma se con le fonti di energia non rinnovabile siamo 10 in una scala di impatto 1- 10, con le rinnovabili abbiamo impatto del 5-6.  Noi operatori dovremmo lavorare sempre con un approccio di riduco – riuso – riciclo: 
  • il primo step da fare è quello di ridurre le nostre necessità di energia ( tenendo come esempio sempre fonte di energia elettrica);
  • il secondo step è quello del riuso, esempio l’acqua piovana di cui sul Lago di Como ci lamentiamo parecchio in realtà può essere conservata e riutilizzata nel momento in cui dobbiamo ad esempio bagnare i nostri giardini (dell’hotel, di un ristorante, di un commerciante di tutte le situazioni che lo richiedono); oppure ancora alcune categorie di acqua che possono essere riutilizzate. E’ importante sapere che a seconda della potabilità e del degli agenti chimici con cui viene e contatto l’acqua ci sono dei livelli di riutilizzo che si possono fare. Ad esempio possono essere utilizzati anche per alcuni lavaggi e per la pulizia di alcuni strumenti da esterni. 
  • Il riciclo, la terza buona pratica che deve arrivare appunto terza prima riduco poi riuso poi se proprio no non c’è altro da fare riciclo. Riciclo è il terzo punto per cui dopo aver provato a ridurre, dopo aver utilizzato arriva il momento del riciclo. 
In ufficio ad esempio dobbiamo utilizzare più o meno in tutte le aziende (turistiche e non) un’enorme quantità di carta. Questa carta per quanto può essere riutilizzata ad esempio da un lato o dall’altro ad un certo punto dovrà per forza essere gettata e a quel punto sarà importante riciclarla.  Altra attività che comporta spesso il riciclo è l’erba tagliata, anche questa può essere “riciclata” nel compost. L’erba tagliata nel compostaggio e diventa un fertilizzante naturale che aiuterà i nostri giardini e i nostri esterni a fiorire ancora meglio diminuendo l’utilizzo di fertilizzanti chimici.  Nel caso delle escursioni le attività che indicano una predisposizione verso la sostenibilità sono: 
  • seguire quanto detto finora per cui gestire l’ufficio come si diceva prima. 
  • Incentivare l’uso dei mezzi pubblici. Ci sono pochissime realtà che a parte scrivere “potete raggiungere la location con..” effettivamente fanno qualcosa nel momento della prenotazione per suggerire l’utilizzo dei mezzi pubblici. Sicuramente in questo momento storico, estate 2020, non è qualcosa che le persone vorranno sentire, però normalmente è molto importante evidenziare sempre il trasporto pubblico. 
  • Il trasporto alternativo a piedi, in bicicletta o in monopattino visto che adesso è diventato molto di moda.
  • Gli itinerari di un tour operator sostenibile dovrebbero essere fatti esclusivamente a piedi o in bicicletta, se il territorio lo permette non bicicletta elettrica, ma piuttosto classica.  

Sostenibilità sociale 

La sostenibilità a livello sociale è da coordinare soprattutto dalla destinazione, ma ci sono alcune cose su cui anche noi operatori dobbiamo stare attenti o se la destinazione non è sufficientemente in grado di gestire questa tipologia di attività, segnalare noi ed insistere noi.  Il primo punto, che a volte mi fa sorridere perché è veramente può essere veramente complicato, è coinvolgere i residenti nella progettazione della destinazione. credo io ci siano veramente pochissime realtà che riescono in questo:  pochissime destinazioni, mentre ce ne sono molte invece che che ci stanno provando. Il fatto è che coinvolgere i cittadini senza un interesse diretto nel settore turismo è molto complicato, perché le persone sono poco motivate; coinvolgere i portatori di interesse del turismo è più semplice, ma il risultato è necessariamente diverso all’obiettivo sociale che si tenta di raggiungere. Dal punto di vista sociale e culturale un altro importante indicatore di sostenibilità è il fatto che il territorio i residenti non abbiano impatti negativi a causa della vocazione turistica della destinazione. E’ fondamentale che elementi essenziali come la sicurezza e l’accesso a tutto il territorio siano sempre garantiti ai residenti. Altro fattore è che tutte le attività che aumentano durante la stagione turistica dovrebbero garantire un minimo di vita anche durante la stagione non turistica.  In questo caso parlo da persona cresciuta in un paesino di duemila abitanti dove si vedeva la differenza tra le stagioni: durante l’estate ristoranti, bar, servizi aperti, mentre il deserto dei tartari durante la stagione invernale. Può sembrare sciocco o banale, ma non predispone bene la popolazione che non ha un interesse diretto nei confronti del turismo.  La negatività della classica stagionalità turistica dipende anche dal fatto che durante il periodo estivo se abbiamo effettivamente un aumento di visitatori e un aumento delle attività commerciali, abbiamo però una situazione diversa a livello di persone presenti nel territorio e diventa necessario gestire al meglio questo aumento. Il rischio di impatti negativi per i residenti aumenta con il crescendo dei visitatori. Non vogliamo ad esempio avere spazi riservati solo ai turisti (impatto negativo sociale) o avere un aumento di spazzatura che non si riesce a gestire, mancanza d’acqua e gli hotel privilegiati rispetto alle case private. Ci sono una serie di situazioni tipo queste che devono essere gestite nel migliore dei modi, per assicurare che l’impatto sui residenti sia positivo e non negativo. Turismo inclusivo o accessibile Una menzione particolare va dedicata in questo ambito al turismo inclusivo o accessibile. Questo argomento è generalmente trattato a parte come fosse una tipologia turistica, in quanto spesso le caratteristiche evidenziate da professionisti, statistica e operatori di questi ospiti sono:
  • 127 milioni di persone con “Access Needs” in Europa di cui 10 milioni in Italia.
  • Fattore moltiplicatore x2 (questi clienti non vanno mai in vacanza da soli ma con parenti, amici e compagni di viaggio);
  • turisti che fanno ogni anno più di una vacanza e di oltre 10 giorni.
  • Potenziale incremento del 20% del fatturato annuale (PIL nazionale/fatturato aziendale)
(dati forniti da project for all https://projectforall.net/quanto-vale-il-turismo-accessibile-i-numeri-del-mercato/ )  In realtà c’è molto di più da considerare. La teoria fondamentale del turismo sostenibile è totalmente focalizzata sulla destinazione e sulla comunità locale. Queste teorie fondamentali sono spesso nate in ambito internazionale, ma sbagliano nell’includere solo marginalmente l’inclusività e l’accessibilità degli operatori e anche dei territori. Un territorio accessibile a tutti (senza barriere architettoniche, con mezzi pubblici adatti a persone con difficoltà o impossibilità motorie, con indicazioni comprensibili a tutti tramite il linguaggio braille e comunicazioni sonore) é un territorio che acquisisce benessere per i propri residenti stanziali e temporanei, è un territorio che non discrimina, ma ascolta le necessità e diventa operativo. Se alla base del turismo sostenibile abbiamo il benessere della comunità locale inteso come:
  • l’ascolto dei bisogni e delle necessità dei residenti che spesso coincidono con quelli turistici;
  • protezione e conservazione, in quanto l’accesso a luoghi e risorse non deve declinare a causa del turismo;
  • coinvolgimento nella progettazione turistica.
Premiare e far sentire bene ogni fascia della popolazione tramite gli accorgimenti richiesti dall’approccio inclusivo dà in cambio un maggiore benessere per le fasce più deboli della comunità.  I potenziali beneficiari di questo approccio tra i residenti sono: 
  • persone con più di 65 anni. Nel 2019 il 18% della popolazione mondiale ha più di 65 anni (701,5 Milioni di persone); Nel 2030 il 15% della popolazione mondiale avrà più di 65 anni (in Europa arriverà al 33%);
  • bambini e genitori con i passeggini. 676 milioni di bambini hanno meno di 4 anni;
  • persone con disabilità: sono 1 miliardo le persone con disabilità (di qualsiasi categoria di appartenenza);
  • persone che hanno disabilità temporanee (per incidenti, operazioni, ecc…);
  • persone con disabilità invisibili.
(dati forniti da project for all https://projectforall.net/quanto-vale-il-turismo-accessibile-i-numeri-del-mercato/ )  Questa riflessione mi porta ad affermare fermamente che l’inclusività o l’accessibilità non solo dovrebbe essere parte di ogni progetto di turismo sostenibile, ma anche dovrebbe essere considerata il quarto pilastro della teoria fondamentale in quanto contribuisce a rendere più sostenibile la vita e il turismo per ogni fascia di popolazione della comunità locale. 

Sostenibilità economica 

La terza dimensione è quella della dimensione economica, in questo caso è fondamentale che sia gli operatori che la destinazione collaborino nel migliore dei modi:
  • innanzitutto la destinazione dovrebbe indicare quale sia effettivamente il contributo diretto e indiretto del turismo, misurarlo e renderlo pubblico. Questa attenzione riesce anche ad esempio agevolare l’impatto magari negativo che che ha sui residenti qualche scelta turistica, qualche idea sbagliata degli operatori della destinazione. Si può perdonare qualche errore nel momento in cui l’errore viene mitigato dai risultati economici positivi.
  • la destinazione dovrebbe incoraggiare e supportare sviluppo e carriere nell’ambito del turismo. 
  • Gli operatori dovrebbero considerare in modo egualitario l’occupazione locale rispetto ad altra internazionale.
  • Agli operatori si chiede di contribuire alla formazione, la crescita economica e responsabile della comunità locale tramite i dipendenti. 
  • Si chiedere inoltre agli operatori di assicurare un lavoro di responsabilità in un ambiente sicuro, garantendo un salario corretto e commisurato. 
In risposta alla destinazione si chiede di supportare gli operatori in questo, inoltre gli attori economici supportano iniziative del territorio in particolare legate al no profit e alle infrastrutture locali.   Per ultimo, ma non meno importante la destinazione dovrebbe incoraggiare il mantenimento della spesa turistica nell’economia locale, questo attraverso sostegno alle imprese locali alle catene di approvvigionamento e agli investimenti sostenibili.  Queste ultime considerazioni sulla parte economica nascono dagli studi svolti con il Global Sustainable Tourism Council, di cui ho seguito il corso a inizio anno e sono secondo me fondamentali perché evidenziano come sia importante avere profitto ed entrate sia a livello di destinazione, sia a livello di operatori lavorando nell’ambito dello sviluppo sostenibile nell’ambito della sostenibilità. Questo aspetto è importantissimo in particolare in Italia, perché come menzionato in precedenza uno degli errori fondamentali che abbiamo molto diffuso è quello di considerare il turismo sostenibile come solidarietà. In realtà le due cose sono ben diverse e questa parte è proprio l’esempio lampante che lo dimostra. Ecco le tre azioni da fare per valutare a che punto sei, cosa stai facendo se sei già nel percorso verso la sostenibilità.  Indicami per favore cosa stai facendo nelle tre dimensioni: 
  • cosa stai facendo per l’impatto ambientale?
  • Cosa stai facendo per l’impatto socio culturale?
  • Cosa stai facendo per l’impatto economico?
I miei esempi: 
  • per l’impatto ambientale la gestione termica per rendere più autonome le camere in hotel;
  • per l’impatto socio economico sto ripristinando, non da sola, l’associazione albergatori di Menaggio e ci stiamo espandendo includendo altri attori economici come quello commerciale che ha un legame molto forte con il settore turismo;
  • infine per l’impatto economico per quanto riguarda l’hotel siamo in progress, possiamo parlare di collaborazioni con gente del posto, con operatori e produttori del posto. 
Slow Lake Como
  • Impatto economico siamo a un buon punto: tutte le nostre attività coinvolgono sempre produttori locali e collaboratori sia nell’ottica di organizzare le visite presso di loro, sia nell’ottica di utilizziamo i loro prodotti nelle nostre degustazioni, come nostri cestini. 
Adesso è il tuo turno! Cosa ne pensi di punti che ho appena finito di condividere? Sapevi fosse questa è la base del turismo sostenibile?Scrivimi un commento qui e se hai domande non esitare nei commenti o via e mail sono sempre felice di rispondere.